Metroid Dread – Recensione

da | 18/10/21 18:00

Dopo un’attesa durata ben 19 anni, Samus è tornata con un nuovo Metroid in 2D. Sarà l’esperienza search action definitiva?

Ci sono alcune proprietà Nintendo che, purtroppo, spesso non ricevono l’amore che si meriterebbero sia dai fan che dalla casa madre. Non parliamo solo di giochi come Pikmin, F-Zero o Kid Icarus ma anche di Metroid. L’epica storia della cacciatrice di taglie Samus Aran iniziata nel 1986 su NES e ha visto innumerevoli seguiti su molte piattaforme della grande N. Nonostante spesso i giochi del brand risultassero quasi sempre estremamente validi (a volte rivoluzionari) non hanno mai avuto dati di vendita ai livelli di uno Zelda o Mario.

Con questa premessa Nintendo negli anni dopo il 2000 ha permesso ad altri sviluppatori di prendersi cura di Metroid con incredibili alti (come Metroid Prime) e clamorosi bassi (come Metroid Other M o Pinball). Dopo l’ultimo titolo targato Team Ninja è stato silenzio radio fino all’annuncio di Metroid Prime 4 nel 2017 il cui travagliato sviluppo ha scoraggiato i fan che pensavano che la serie stesse per morire definitivamente. 

Con il Nintendo Direct di giugno 2021 però tutto è cambiato. Un nuovo Metroid è stato annunciato e con una data di uscita molto vicina: l’8 ottobre. Come il precedente remake di Metroid II “Samus Returns” questo nuovo capitolo è stato sviluppato dagli spagnoli MercurySteam, già autori della serie di Castlevania Lords of Shadows”. Dopo quasi 20 anni l’attesa è finita e abbiamo tra le mani l’ultima parte dell’odissea di Samus, della quale stiamo per raccontarvi tutti i segreti.

La storia riprende direttamente dal finale di Metroid Fusion. La cacciatrice di taglie, sfuggita all’esplosione della stazione B.S.L. in collisione con il pianeta SDR388, viene inviata sul pianeta ZDR per investigare sull’apparente presenza di parassiti X. In quanto unico essere in grado di sopravvivere agli X a causa del vaccino Metroid accetta la missione ma, una volta atterrata, viene intercettata da quello che pare un Chozo. Dopo un’ardua battaglia Samus sta per ricevere il colpo fatale quando una strana forza le permette di fuggire. Confusa e privata delle sue abilità, Samus deve trovare il modo di scappare dal pianeta, sapendo che lì ogni cosa vuole ucciderla.

Metroid Dread riprende da vicino il gameplay tipico dei search action. Inizialmente siamo deprivati di ogni abilità e dobbiamo farci strada in enormi livelli di cui subito non potremo scoprire ogni segreto. Ottenendo durante l’avventura vari potenziamenti potremo tornare in aree già esplorate per aprire nuove strade e ottenere nuove abilità. Il gameplay non lineare è una caratteristica fondamentale di quasi tutti i Metroid e qui siamo quasi sempre lasciati a noi stessi.

L’unica “faccia” amica è rappresentata da Adam, un’intelligenza artificiale già incontrata in Metroid Fusion, la quale ha la coscienza del vecchio ufficiale di Samus. Questo ci darà qualche informazione in più sulla nostra missione e sui luoghi che dovremo esplorare. Diversamente da Fusion, però, non ci ordinerà quasi mai di raggiungere un determinato luogo e non porrà mai segnali sulla mappa. Starà solo a noi scoprire quale strada prendere per raggiungere l’obiettivo.

In quanto parte della serie canonica, Dread ha un’impostazione completamente 2D molto simile a Super Metroid per libertà d’azione. MercurySteam ha però incluso al classico sistema di controllo della serie le innovazioni sviluppate per Samus Returns. Con il pulsante L possiamo fermarci e mirare liberamente in ogni direzione grazie allo stick analogico mentre con X potremo effettuare un attacco ravvicinato. Quest’ultimo risulta particolarmente efficace come contrattacco sia contro i nemici base che i boss, e ci dà l’opportunità di sparare un colpo potenziato con il nostro braccio cannone.

Il titolo è semplicemente un piacere da giocare sia con il Pro Controller che con la coppia di Joy-Con. La reattività dei comandi è istantanea ed ogni azione è calibrata alla perfezione dal più piccolo passo ai salti più coraggiosi. La velocità di gioco è, inoltre, decisamente aumentata rispetto ai capitoli precedenti pur rimanendo sempre estremamente fluida. La presenza di nuove mosse come la scivolata e l’attacco in corsa rendono l’azione ancora più concitata e frenetica. Controllare Samus è così preciso che sarà quasi automatico tentare il famigerato “sequence braking” in cui cercheremo di raggiungere zone che non “dovremo” ancora visitare.

Come ogni Metroid che si rispetti tutte le zone del pianeta sono ben caratterizzate. Ognuna ha un tema preciso che la distingue dalle altre, ad esempio Cataris è una regione prettamente calda un po’ come Norfair di Super Metroid e Burenia è quella sottomarina. 

Nonostante questo, molte ambientazioni si riducono un po’ troppo a ricreare situazioni da stazione spaziale, non raggiungendo a volte l’effetto “wow” di un Metroid Prime. Innegabile è l’egregio lavoro nella realizzazione del pianeta e delle sue caratteristiche, ma il look un po’ “generico” non permette a Metroid Dread di essere ricordato per queste caratteristiche.

In netto contrasto con le ambientazioni abbiamo un’atmosfera assolutamente tesa e palpabile. L’introduzione di una nuova e formidabile minaccia, gli E.M.M.I., risulta estremamente azzeccata nell’ottica della serie ed aggiunge a Dread un importante fattore “paura”. Anche Metroid Fusion, grazie all’inquietante SA-X, aveva mosso un primo passo verso l’horror fantascientifico ma con quest’ultimo capitolo la transizione è stata completata.

Gli E.M.M.I. sono macchine di morte implacabili e quasi indistruttibili che possono uccidere Samus con un solo colpo. Anche se sono relegati solo a zone ben specifiche delle regioni dovremo spesso passarci attraverso e lì da cacciatori diventeremo prede impaurite. Queste parti di gioco sono decisamente il punto più alto del titolo in quanto nel cercare di non farci scoprire o catturare la tensione salirà alle stelle. Va menzionato l’incredibile sound design che, attraverso un sapiente uso di effetti sonori e musica, ha reso le parti con gli E.M.M.I. davvero indimenticabili.

Anche se non possono lasciare la loro zona questi robot sono molto veloci e possono infilarsi in stretti cunicoli, spesso cogliendoci di sorpresa. Se veniamo presi abbiamo una possibilità di contrattaccare ma il timing è estremamente specifico, quasi impossibile da azzeccare. Anche i nemici “base” sono decisamente letali con attacchi che spesso fanno molto male e dai quali è necessario stare molto attenti. 

Anche se il livello di difficoltà di Dread è decisamente più elevato dei vecchi capitoli non è mai frustrante (se comunque volete qualche consiglio su come iniziare al meglio leggete la nostra guida). I checkpoint sono molteplici, così come le stazioni di salvataggio e rifornimento, e se moriremo contro un boss ricominceremo direttamente fuori dalla stanza. Questi ultimi sono molto ben realizzati anche se è piuttosto semplice capire il pattern di attacco per sconfiggerli.

Come detto in precedenza non saremo quasi mai “accompagnati” lungo la nostra avventura ma riceveremo solo indicazioni generiche. Nonostante le regioni di ZDR siano enormi la mappa fa un ottimo lavoro nel tenere traccia di zone, oggetti e luoghi chiave esplorati. È anche possibile aggiungere fino a 6 segnalini per aiutarci nella nostra avventura. In generale la progressione di Metroid Dread, anche se non raggiunge le vette di soddisfazione di Super Metroid o Prime, è ben calibrata ed è quasi sempre chiaro cosa fare.

Le zone sono collegate dai classici ascensori ma anche da navette e teletrasporti. Ci sono molti modi per attraversare il pianeta e quasi tutti saranno necessari per la progressione. Il trasferimento è accompagnato da un caricamento decisamente lungo che spezza un po’ troppo l’azione e che a volte fa scattare il filmato di accompagnamento. 

La storia prosegue in maniera lineare ma con importanti colpi di scena che culminano in un finale assolutamente esplosivo. Anche se non è necessario aver giocato i capitoli precedenti è bene conoscere l’epopea di Samus nella sua interezza per comprendere le conseguenze di quello che accade in Dread.

Anche se il titolo non sfrutta caratteristiche come l’online o la modalità a Joy-Con singolo è uno dei titoli migliori da giocare in portabilità. Che siate su una Switch base”, Lite o Oled il risultato non cambia: Metroid Dread è un piacere da giocare. Il titolo è anche compatibile con gli amiibo della serie Metroid che ci permetteranno di ottenere una ricarica al giorno di risorse. Con quelli dedicati al titolo (in uscita il 5 novembre) otterremo un serbatoio missili ed uno di energia.

Dal punto di vista tecnico il lavoro di MercurySteam è davvero encomiabile. Anche se la risoluzione in modalità docked non raggiunge il Full HD pieno, il gioco ha un’ottima definizione e texture estremamente curate. Il frame-rate rimane quasi sempre sui 60fps, scendendo di 10-20 frame nelle scene più concitate ma mai in modo fastidioso. Gli effetti di luce, fumo ed i filtri usati nelle zone E.M.M.I. regalano a Metroid Dread un look realistico ed inquietante.

Gli effetti sonori sono ottimi ma è nell’uso di essi che il gioco brilla. Ogni singolo elemento è stato inserito ad arte per trasmettere tensione e anche la più semplice delle minacce crea inquietudine e senso di pericolo. Le zone E.M.M.I. sono stellari, il verso dei robot (il bip bip bip) è particolarmente ansiogeno e la musica che accompagna queste parti contribuisce a creare un’atmosfera di vero terrore. Lo stesso non si può dire purtroppo dell’accompagnamento nelle altre zone che risulta un po’ troppo generico e sottotono. Non rimane impresso come nei precedenti capitoli e si limita a rimanere sullo sfondo. Anche le musiche dei boss non sono memorabili ma molto più incisive di quelle durante l’esplorazione.

La domanda finale è questa: Metroid Dread è il miglior capitolo della saga? La risposta è no e non è nemmeno il miglior capitolo 2D della saga. Si tratta di un titolo che sfiora lo stato di capolavoro di pochissime lunghezze ma che rappresenta un entry eccellente dell’universo Metroid. Quello che abbiamo tra le mani è un gioco estremamente solido, divertentissimo e che i fan dovrebbero già avere in duplice copia ma che non rappresenta l’esperienza definitiva del genere. 

I suoi difetti sono relegati principalmente a scelte di design non molto ispirate che avrebbero potuto essere rettificate con un pizzico di coraggio in più. Manca un po’ di quell’esotismo e misticismo che ha reso Metroid Prime uno dei titoli migliori di tutti i tempi e, probabilmente, anche un po’ di aiuto in più da parte di Nintendo. Attenzione però, Metroid Dread è molto lontano dall’essere una delusione e rappresenta il ritorno in pompa magna di un franchise fin troppo bistrattato. Assolutamente consigliato a chi si avvicina per la prima volta alla serie e obbligatorio per i fan, l’esperienza che questo titolo regala è assolutamente speciale.

Metroid Dread è disponibile sia in edizione fisica che in versione digitale scaricabile dal Nintendo Switch eShop al prezzo di € 59,99 dall’ 8 ottobre 2021 per 4232MB di spazio su console o microSD. Il titolo è localizzato in tedesco, inglese, spagnolo, francese, italiano, giapponese, coreano, olandese, russo, cinese ed è compatibile con rumble HD, Cloud dei dati di salvataggio e Pro Controller. Potete anche acquistare la Special Edition in formato fisico al costo di 89,99€

Pro

  • Divertentissimo da giocare
  • Tecnicamente e stilisticamente quasi ineccepibile
  • Atmosfera di alto livello
  • Sound design stellare…

Contro

  • …ma musiche un po’ troppo sottotono
  • Alcune ambientazioni troppo ordinarie e generiche
  • Caricamenti piuttosto lunghi

Info Utili:

Se volete scoprire la prima ora di questo titolo ecco il nostro video!

Se invece preferite fare un ripasso della terza avventura di Samus qui trovate la playlist su Super Metroid.

Articoli Correlati

Xenoblade Chronicles 3 – Recensione

Xenoblade Chronicles 3 – Recensione

Il terzo capitolo di Xenoblade finalmente sbarca su Nintendo Switch con una nuova imperdibile avventura. Ecco a voi la nostra recensione. Nel corso...