RECENSIONE: Astro Bears Party – GameScore

Nel 2017, ormai, siamo abituati alle famose “operazioni nostalgia” atte a sfruttare i retro-sentimenti dei giocatori per confezionare un prodotto ludico capace di intrattenere i nostalgici senza dover necessariamente introdurre sostanziali innovazioni a livello di gameplay.

Recensione a cura di GameScore - Sisko

Il classico esempio di tale linea di pensiero comune a moltissimi sviluppatori indipendenti è la reintroduzione, spesso forzata, di grafiche pixellose a 8bit (16 quando siamo fortunati) con l’obiettivo di sfruttare l’onda “retrogaming” che sta tornando in auge in questo periodo, complice una Nintendo che ha scoperto come fare i big money grazie ai vari NES e SNES mini.

Astro Bears Party

Astro Bears Party è un titolo che cerca di sfruttare lo stesso stratagemma andando a ripescare, più che l’aspetto grafico dei bei giochi che furono, il concept di due titoli che tutti noi abbiamo sentito almeno una volta nella vita: Tron e Snake. Fino a qui tutto bene, direte voi. In effetti molte volte abbiamo visto nascere validi puzzle game fortemente ispirati all’intramontabile Tetris o, meglio ancora, platform che devono il loro successo grazie alle meccaniche universalmente riconosciute come figlie del celebre Miyamoto. Purtroppo siamo qui di fronte ad una formula che, complice la realizzazione forse frettolosa, non riesce ad amalgamare bene le carte in tavola risultando in un pacchetto software che soffre di troppe lacune per poter essere consigliato ad un fruitore consapevole dei contenuti pubblicati sul Nintendo Switch eShop.

E’ veramente difficile descrivere Astro Bears Party per quello che è: un semplice giochino capace di intrattenere (forse) giusto quei 10 minuti liberi nei quali spesso ci ritroviamo e che non potremmo mai riempire con un titolo di spessore che, invece, richiederebbe ore ed ore di attenzione. Quel “Party” nel titolo, che sembra quasi a suggerire che avviando il gioco ci ritroveremo immersi in un mondo di divertimento, potrebbe trarre in inganno chiunque cerchi un’esperienza rapida da condividere con i propri amici. Quello che dagli stessi sviluppatori viene definito come un “party game competitivo” si rivelerà, una volta avviato, essere un semplicissimo minigioco o, peggio, una tech demo. Due, se proprio vogliamo differenziare tra loro la modalità single player e quella multiplayer.

Parlando di gameplay nudo e crudo, il nostro personaggio si ritroverà teletrasportato in un campo di battaglia rappresentato da una sfera tridimensionale che vorrebbe (VORREBBE) ricordare l’aspetto di un pianeta disperso in mezzo allo spazio. Non dovremo preoccuparci di far avanzare manualmente il nostro orsacchiotto in quanto questo si metterà in moto in autonomia lasciandosi alle spalle una pericolosissima scia di gas tossici, che dovremo prontamente evitare pena la morte istantanea. Al giocatore viene lasciato il solo compito di deviare la direzione del protagonista attraverso l’analogico sinistro o il d-pad e, tra le azioni fondamentali per la nostra sopravvivenza, la possibilità di saltare e mantenersi in volo per qualche secondo grazie ad un jetpack e la capacità di effettuare degli scatti grazie ai quali schivare repentinamente i pericoli.

All’avvio di ciascuna partita potremo scegliere uno tra i quattro personaggi proposti, ciascuno con le proprie statistiche che ne condizionano la velocità, l’agilità, l’autonomia e la velocità di ricarica del proprio jetpack. A conti fatti però, visto la dimensione ridotta del campo di gioco e l’elevata frenesia d’azione, sarà veramente difficile notare sostanziali differenze tra un lottatore e l’altro.

Single Player (aka Snake)

Astro Bears Party

La prima delle due modalità proposte permette ad un singolo giocatore di affrontare brevi sessioni di un minigioco chiaramente ispirato a Snake 3D. Dopo aver scelto il personaggio da impersonare, dovremo superare una serie di stage dalla difficoltà crescente nei quali l’obiettivo sarà quello di raccogliere dei pesci rossi che, dotati di razzo propulsore, gironzoleranno lungo la superficie del pianeta.

Come da tradizione, ogni volta che faremo nostro uno dei pesciolini fuggitivi, la scia che lasceremo alle nostre spalle si farà sempre più lunga e renderà, di conseguenza, il campo di gioco sempre più pericoloso. A definire la fine di ciascun turno, al quale ne seguirà subito uno più frenetico, sarà proprio il numero di pesci raccolti. Ogni volta che toccheremo la scia chimica da noi stessi prodotta incapperemo in un gameover ed il nostro punteggio entrerà a far parte della classifica di gioco. Classifica che sarà solo locale e non potrà essere in alcun modo condivisa online con i nostri amici, risultando di fatto fine a se stessa.

Per quanto mi riguarda ho trovato questa modalità divertente solo per i primi 10 minuti di gioco. L’elevata ripetitività mista alla poca varietà nel gameplay mi ha costretto ad abbandonare presto i tentativi di migliorare il mio record personale. L’unico vero motivo, a mio parere, per cui valga la pena cimentarsi in questo minigioco è quello di allenarsi come fosse una sorta di tutorialnecessario ad affrontare al meglio la modalità multigiocatore.

Multiplayer (aka Tron)

Astro Bears Party

La modalità multiplayer è quella che dovrebbe condizionare o meno la nostra decisione sull’acquisto del gioco. Prendete tutto quello che vi ho descritto precedentemente e rimuovete i “pesci razzo”; al loro posto inserite fino ad un massimo di altri tre giocatori e vi ritroverete immersi nelle battaglie offerte da questo secondo minigioco, che altro non è che la versione riadattata di Tron. Ora non dovremo più prestare attenzione solamente alla nostra scia, ma dovremo evitare accuratamente anche ciascuna di quelle rilasciate dai nostri sfidanti.

Sebbene il concetto di fondo sia abbastanza gradevole, la realizzazione tecnica del gioco andrà a condizionare inevitabilmente il divertimento di tutta la combriccola. Nonostante i controlli risultino reattivi, e la presenza dell’HD rumble aiuti ad immedesimarsi nell’azione del gioco, anche qui le nostre partite in compagnia non dureranno più di qualche minuto. Dopo aver fatto qualche partita ci renderemo conto che l’unica opzione in nostro possesso per diversificare una sfida dall’altra è quella che ci permette di modificare la dimensione del pianeta, troppo poco per garantire una longevità degna di una serata tutta a tema Astro Bears Party non credete?

In definitiva siamo di fronte ad un gioco che non può pretendere in alcun modo di competere all’interno dell’immensa offerta indie che sta pian piano arricchendo lo store digitale di Nintendo Switch. La presenza stessa di questo titolo, realizzato in solo un mese dai ragazzi di SONKA Games, dovrebbe essere un chiaro segnale di quanto interesse stia girando intorno alla nuova console ibrida Nintendo. Vedere così tante software house intenzionate a salire sul carro non può che far ben sperare, ma anche riflettere sul ruolo che ha mamma N nel filtrare una grande mole di titoli che potrebbero, nel bene e nel male, abbassare la qualità media di quella che si sta rivelando una perfetta indie machine.

MODUS OPERANDI: Ho recensito Astro Beard Party grazie ad un codice gentilmente offerto da QubicGames. Dopo aver provato il titolo in single player per qualche partita ho provato a coinvolgere la mia dolce metà con l'obiettivo di sfidarci nella modalità multigiocatore: mi ha suggerito di cambiare lavoro!

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Articolo originale a cura di SISKO

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