RECENSIONE: Inside – Switch eShop

Playdead sbarca quasi a sorpresa su Nintendo Switch col suo pluripremiato Inside. Scoprite insieme a noi com'è andata!

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Il panorama indipendente è costellato di grandi e piccole stelle che volenti o nolenti hanno portato un vento di novità al mondo, ormai stantio, dei videogames moderni. Playdead, divenuta nota per capolavori assoluti quali Limbo ed Inside, sceglie di portarli entrambi sull'ibrida della casa di Kyoto con dei porting davvero solidi. Quest'oggi, desideriamo concentrare le nostre forze neuroniche sul titolo più recente, ovvero Inside. Mettetevi comodi, state per iniziare un viaggio che vi toccherà nel profondo.

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Dentro l'esperimento

Iniziamo col dire che Inside è un capolavoro, in tutti i sensi, una di quelle esperienze che ti resta nella mente e nel cuore per sempre, un po' come fece Limbo a suo tempo. Il piccolo gioiello di Playdead possiede infatti una magia che pochissimi titoli riescono ad avere e le sensazioni, le emozioni e le paure del protagonista vengono ben presto trasmesse al giocatore con un empatia a dir poco straordinaria.

Vi basti sapere che Inside è un titolo "muto", che fa della narrativa visiva l'unica forma di comunicazione col giocatore. Non saprete nulla sul protagonista, sui luoghi, sui nemici, insomma non saprete nulla di nulla. Inside vi racconterà e vi mostrerà attraverso gli occhi di un bambino un'epopea oscura, tetra, di un mondo ormai in declino e in mano ad una qualche dittatura (si suppone) che ormai controlla le menti e le azioni di tutti gli abitanti di quei luoghi ameni.

Il protagonista, senza nome e senza un volto, rappresenta l'eccezione, l'anomalia di un esperimento sociale che ormai ha catalizzato le menti e i desideri dell'umanità, rendendola schiava di se stessa. Inside è una fuga, una corsa a perdifiato verso la salvezza di chi ci sta accanto. Ma non ci saranno muri di testo, dialoghi o sequenze animate a spiegarvi tutto questo, saranno la vostra intuizione e il vostro istinto a guidarvi fuori da quest'inferno.

Ascolta il tuo cuore

Playdead, abbandonate le tinte monocromatiche di Limbo, sceglie di rimanere nell'oscurità, utilizzando colori e ambientazioni quanto tenebrosi quanto ignoti. Il nostro piccolo amico, molto più assennato di quanto possa sembrare, risulta essere l'anomalia di un sistema perfettamente rodato, in cui macchine e esseri umani, vengono controllati da un'entità superiore ertasi quasi a divinità.

La sensazione costante di impotenza e di paura viene soppiantata di tanto in tanto dalla curiosità e dalla volontà di conoscenza del giocatore avido di sapere. Da cosa sta fuggendo il ragazzo? Chi sono quei loschi tizi? Ma, sta davvero fuggendo o sta andando alla ricerca di qualcosa? Chi sono quelle povere persone?

Inside scoprirà le proprie carte senza fretta, quasi come avesse in serbo per voi un bel poker servito senza però volerlo giocare subito. Il lavoro svolto dagli sviluppatori sull'ambientazione di gioco e sugli enigmi è davvero fuori dal comune e se un indizio non fa una prova, due magari sì, potendo così affermare che in Playdead magari, c'è davvero tanto talento inesplorato.

Come al cinema muto

Il gameplay di Inside a dire il vero, è a dir poco basico. Il nostro piccolo protagonista dovrà correre a perdifiato verso chissà cosa, tentando di evitare tutti gli ostacoli e tutti i nemici che gli si parranno davanti, sfruttando delle interazioni ambientali (scarse, ma utili) con le quali superare gli interessanti enigmi presenti durante la pur breve esperienza di gioco.

I puzzle infatti, ambientali per la maggior parte del tempo, sono ben caratterizzati e variegati e la possibilità di utilizzare un "aggeggio per il controllo della mente" dei poveri esseri umani ridotti già in schiavitù risulta assolutamente azzeccata. Nulla vi verrà mai spiegato, nulla vi verrà mai detto e le vostre intuizioni la faranno da padrona.

Potrete correre, saltare, afferrare determinati oggetti, tirare leve e interagire con svariati elementi dello scenario ma tutto in modo limitato all'enigma in questione, trasformando Inside in un trial and error nudo e crudo. La morte sarà la costante del titolo di Playdead, ma un ingegnoso sistema di checkpoint impedirà il sopraggiungere della frustrazione.

E se fosse tutto frutto della nostra mente?

Playdead, a nostro avviso è ormai giunta alla consacrazione. Anche in quest'occasione, il level design risulta davvero ben strutturato e calcolato e seppur tenessimo bene in mente la durata relativamente breve del titolo, e ci piacerebbe senza dubbio vederli all'opera su un qualcosa di molto più longevo, nulla può essere sentenziato contro la cura maniacale dei dettagli di gioco, delle ambientazioni, degli enigmi e della colonna sonora.

Se visivamente Inside risulta tetro oscuro ma dall'evidente ispirazione artistica, la colonna sonora non fa altro che ricalcare la mano su ogni rumore ambientale o su ogni situazione di pericolo, accrescendo la sensazione di angoscia e di timore che vi accompagnerà per tutta la durata dell'opera. Rumori sordi, effetti sonori con tanto di eco vi stuzzicheranno e vi indirizzeranno verso la soluzione di enigmi sempre più dipendenti da essi.

Amalgamando audio e video, i ragazzi di Playdead sono riusciti a regalarci una sensazione di immersività quasi completa ed adesso, grazie a Nintendo Switch, potrete giocarvi dove vi pare, con una modalità portatile efficace e mai balbettante sotto il profilo tecnico. Inside infatti è solido come una roccia e bellissimo da vedere, in tutte le modalità messe a disposizione dall'ibrida di Nintendo.

Conclusione

Inside è un capolavoro, senza se e senza ma. Tutti i videogiocatori completi dovrebbero dagli una chance portandolo a termine pur nella sua breve durata, se invece le esperienze metaludiche non fanno per voi, beh, per quasi 20 euro, potrete trovare molto altro.

Vi lasciamo ai nostri soliti Pro e Contro e alla tabella dei voti!

  • E' un gioiellino
  • Artisticamente sublime
  • Enigmi molto ben calibrati
  • Effetti sonori quasi perfetti

  • Dura troppo poco
  • 19.90 € sono troppi

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