PowerSlave Exhumed – Recensione

da | 22/02/22 11:07

I Nightdive Studios ritornano con il porting di un altro classico shooter anni ‘90. Sarà un successo anche questa volta?

Negli ultimi anni vi sono state case di sviluppo che si sono fatte un nome non per il rilascio di titoli originali ma per ottimi lavori di porting. Sicuramente conoscerete Saber Interactive, team che ha convertito The Witcher 3 per Switch e ha sviluppato assieme a Crytek la trilogia rimasterizzata di Crysis, ma oggi non parliamo del loro lavoro, bensì di quello di Nightdive Studios.

Partendo da System Shock per passare attraverso Doom 64 e Quake, questi sviluppatori hanno sempre saputo riportare in auge antichi titoli del passato. Il loro Kex Engine è famoso per saper essere estremamente flessibile e scalabile, permettendo di renderizzare con fedeltà sia i titoli “ibridi” 3D e 2D che quelli completamente 3D. Oggi vediamo se la loro ultima fatica, PowerSlave Exhumed, può stare nell’olimpo degli FPS old school assieme a Turok e soci.

Il titolo originale è curiosamente opera di altri scienziati della tecnica: i Lobotomy Software. Questi sviluppatori americani sono responsabili non solo di PowerSlave Exhumed, ma anche di alcuni dei porting più folli del mondo dei videogiochi. Nello specifico parliamo delle versioni Sega Saturn di Duke Nukem 3D e del primo Quake. Il loro SlaveDriver Engine ha permesso alla console Sega, notoriamente poco adatta a riprodurre complessi ambienti 3D, di ottenere una versione di tutto rispetto del titolo ID Software, lo sparatutto più all’avanguardia del 1996.

Da un titolo frutto di geni della tecnica non possiamo che aspettarci un porting altrettanto impressionante e questa riedizione di Nightdive Studios non delude. Il titolo su Switch gira a 60fps con una pulizia dell’immagine estrema sia in portatile che in versione docked, ma chi vorrà vedere la “vecchia” grafica potrà farlo tramite un estensivo set di opzioni. Dalla risoluzione all’effetto TV CRT fino alla curvatura dell’immagine ci sono tantissime possibilità. Il buon comparto tecnico è impreziosito da musiche di grande atmosfera ed eccellenti effetti sonori.

L’ambientazione scelta è quella dell’Egitto dei faraoni. Quindi, invece di combattere zombie, demoni o alieni, i nostri avversari saranno mummie, insetti o rappresentazioni del Dio Anubi. La struttura di gioco potrebbe sembrare quella “classica” da FPS old school, ma non è completamente vero. Certo, in ogni livello dovremo trovare l’uscita facendoci strada attraverso orde di nemici, collezionando chiavi e scoprendo segreti ma il tutto non accadrà in maniera prettamente lineare.

Anzitutto in PowerSlave Exhumed potremo collezionare artefatti magici che ci daranno nuove abilità come la possibilità di saltare più in alto o trattenere il respiro più a lungo. In molte aree saranno disponibili più vie da seguire spesso sbloccabili con le suddette abilità che potranno portarci a livelli completamente diversi. Presente anche un rudimentale sistema di miglioramento delle statistiche tramite ritrovamento di oggetti segreti. Queste caratteristiche aggiungono una nuova dimensione al classico “spara spara” e rendono moderno un titolo del 1996.

Purtroppo può essere frustrante capire quale sia la via da seguire a causa di un level design un po’ troppo criptico. I livelli sono ri-giocabili liberamente ma non mantengono i progressi effettuati nelle vecchie run, costringendo ad essere sempre iniziati come se fosse la prima volta che lo facciamo. Considerando, inoltre, che alcune armi servono a creare altri passaggi e che il platforming è all’ordine del giorno, è facile perdersi nei grossi livelli del titolo.

L’arsenale di armi spazia da semplici pistole a lanciafiamme fino ad arrivare ad artefatti magici come il bastone del cobra. La varietà di ambientazioni non è il punto forte di PowerSlave Exhumed purtroppo, che si riduce a riutilizzare asset un po’ troppo spesso. Anche i nemici non sono molti e sono spesso riciclati nelle varie zone, non permettendo a queste di brillare per personalità.

Fortunatamente l’atmosfera che si respira riesce a migliorare la situazione. L’ottimo lato tecnico e le musiche danno al gioco un look unico, qualcosa che anche oggi è difficile trovare. Questo ci permette di vivere la nostra avventura alla “Indiana Jones” dall’inizio alla fine delle 8/10 ore circa di gioco sempre divertendoci.

Nightdive Studios non solo non si è risparmiata con le personalizzazioni grafiche ma anche quelle concernenti il gameplay. Ogni parametro del nostro controller è assolutamente modificabile, dalla sensibilità ai tasti, fino ad arrivare all’implementazione del giroscopio. Questo risulta estremamente affidabile e ben fatto, permettendo di modificare sensibilità e modalità di utilizzo (usarlo è assolutamente consigliato).

Quello che manca, oltre alla varietà, è qualche modalità extra come un multiplayer split-screen. Certo, anche nell’originale non era presente, ma se lo sviluppatore è riuscito a creare nuovi, fantastici capitoli di Doom 64, pensiamo non ci sia motivo per non aggiungere qualcosa anche qui. Possiamo solo accontentarci di menu ridisegnati ed una mappa di gioco completamente nuova.

Nightdive Studios ha colpito nel segno anche questa volta? La risposta è . Anche se il titolo originale non è conosciuto come gli illustri Doom o Quake, siamo di fronte ad un altro divertentissimo tuffo nel passato. L’atmosfera egizia, il gameplay particolare e l’eccellente lavoro effettuato dal Kex Engine riesumano dalle ceneri un titolo consigliato agli amanti degli FPS. Dovrete aguzzare parecchio la vista per raggiungere il vostro obiettivo o dotarvi di pazienza per sopravvivere ai labirintici livelli ma… Che gusto ci sarebbe se non fosse così?

PowerSlave Exhumed è disponibile in versione digitale scaricabile dal Nintendo Switch eShop al prezzo di € 17,72 dal 10 febbraio 2022 per 446MB di spazio su console o microSD. Il titolo è localizzato in tedesco, inglese, spagnolo, francese, italiano ed è compatibile con Cloud dei dati di salvataggio e Pro Controller.

PRO

  • Atmosfera fantastica
  • Tecnicamente ottimo
  • Gameplay classico ma al contempo moderno
  • Personalizzazione totale dell’esperienza

CONTRO

  • Niente modalità extra
  • Manca un po’ di varietà
  • Alcuni passaggi un po’ troppo criptici

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