Nintendo Player intervista la Principessa Zelda in persona, Martina Felli

da | Mar 30, 2021

Una piccola sorpresa per tutti voi: finalmente siamo riusciti a intervistare niente meno che la doppiatrice italiana ufficiale della Principessa Zelda, Martina Felli.

Dopo tanto tempo, torna la rubrica dedicata alle interviste esclusive fatte da noi di Nintendo Player, e oggi vi presentiamo quella realizzata a Martina Felli, la talentuosa e bravissima doppiatrice della Principessa Zelda (ma anche di tanti altri personaggi di film e serie).

Bando alle ciance, ecco a voi l’intervista, buona lettura a tutti!

  • Ciao Martina e grazie per aver accettato di rilasciarmi questa intervista per Nintendo Player, mi chiamo Alessandro Beltranda ed è un piacere poterti fare qualche domanda. Raccontaci un po’ di te, come è nata la tua passione per il doppiaggio?

Ciao Alessandro, piacere mio!

La mia passione per il doppiaggio è nata contestualmente a quella che ho sempre nutrito nei confronti degli anime e dei manga giapponesi. Me lo ricordo come se fosse ieri: frequentavo la scuola elementare e non vedevo l’ora di tornare a casa per guardare i cartoni che venivano trasmessi durante le mie trasmissioni preferite: Bim Bum Bam e il Game Boat. Col tempo, ho iniziato ad affezionarmi sempre più alle voci che mi hanno accompagnata durante la mia infanzia e la mia adolescenza: Maurizio Torresan (alias Paolo Torrisi), Emanuela Pacotto, Elisabetta Spinelli, Diego Sabre, Simone D’Andrea, Patrizio Prata, Mario Scarabelli, Pietro Ubaldi, Davide Garbolino, Donatella Fanfani, Marcella Silvestri, Deborah Morese, Debora Magnaghi, Patrizia Scianca, Monica Bonetto, Ilaria Scalzo, Tosawi Piovani e tantissimi altri. Avevo un quadernino dove appuntavo i titoli di coda dei miei cartoni animati preferiti, e mai nella vita avrei pensato che un giorno, con buona parte dei doppiatori di cui annotavo i nomi, avrei finalmente lavorato!

La vera svolta, però, arrivò al mio sedicesimo compleanno, quando ricevetti in regalo il mio primo computer. Grazie all’avvento di internet, dei forum e dei programmi di file-sharing, iniziai a scaricarmi tantissimi anime tuttora inediti in Italia e a ridoppiarne alcune clip per divertimento e per fare esercizio, tramite l’ausilio di un piccolo microfonino e di programmi come Windows Movie Maker e Sony Vegas. Fu così che approdai su un forum dedicato al doppiaggio amatoriale, dove conobbi tantissimi appassionati come me, con i quali mi dilettai a doppiare clip di anime e, talvolta, episodi interi. Eravamo un gruppo molto affiatato, tant’è che spesso organizzavamo veri e propri raduni nelle città di Milano e Roma, e molti di noi sono diventati doppiatori professionisti, per esempio Maurizio Merluzzo, Jacopo Calatroni, Katia Sorrentino, Giulia Bersani e Federica Simonelli.

  • Nella tua carriera hai già tanti lavori prestigiosi alle spalle, tra cui aver doppiato personaggi nell’ambito videoludico, serie tv e anime. Come è stato interpretare Zelda in The Legend of Zelda: Breath of the Wild e in seguito anche ritornarci con L’Era della calamità? Si tratta della tua prima volta che ti avvicini a questa storica saga?

Ammetto, con molto dispiacere, di non conoscere la saga di The Legend of Zelda se non per fama. Non sono più una videogiocatrice da tantissimi anni e, prima che smettessi, mi dedicavo perlopiù ai platform della PS1 (Crash Bandicoot, Spyro, MediEvil) e alla saga del Professor Layton per Nintendo DS. Ho imparato a conoscere Zelda, anche se solo superficialmente, grazie ai titoli in cui ho avuto l’onore di prestarle la voce, e ho sempre cercato di rendere al meglio i suoi sentimenti, avvicinandomi il più possibile all’interpretazione della seiyuu originale, Yu Shimamura.

A prescindere dall’importanza del prodotto che devo doppiare, quando mi ritrovo ad ascoltare la lingua giapponese e a doverla riprodurre sono sempre estremamente felice, sia perché si tratta di una sonorità che adoro, sia perché mi riporta alla mente bellissimi ricordi della mia adolescenza. Il doppiaggio della principessa Zelda, purtroppo, non mi ha impegnata per tantissimo tempo, ma, sia in Breath of the Wild che in Hyrule Warriors, avevamo a disposizione le cutscenes complete e, per certi versi, è stato come doppiare un anime. Per potermi immergere ancora di più nella storia, mi sono affidata ai due direttori con cui ho avuto il piacere di lavorare: Alessandro Ricci per Breath of the Wild, e Jacopo Calatroni, per Hyrule Warriors – L’era della calamità.

Infine, per conoscere più approfonditamente la psicologia del personaggio di Zelda, mi sono fatta raccontare la sua storia e spiegare il suo carattere da due persone molto importanti per me: la mia carissima amica Mary, che non fa parte del mondo del doppiaggio, e Flavio Aquilone, uno dei colleghi che più apprezzo e stimo, nonché grandissimo appassionato della saga di The Legend of Zelda. Non so cosa avrei fatto senza il loro preziosissimo aiuto!

  • Nel corso degli ultimi anni abbiamo constatato come il lavoro attorno al doppiaggio sia diventato sempre più votato alla qualità, cosa ne pensi del vostro settore? E’ stato difficile iniziare e riuscire a mantenere un livello costante?

Mantenere alta la qualità di un prodotto doppiato è, purtroppo, sempre più difficile, per via delle tempistiche di lavorazione e di consegna che, rispetto al passato, si sono notevolmente ridotte. Questo implica molto meno tempo a disposizione per gli adattatori, meno cura in sala di doppiaggio, meno possibilità per un esordiente di essere sufficientemente instradato da un direttore, che di conseguenza si circonderà perlopiù di professionisti già rodati, o comunque reattivi e veloci nell’apprendimento. Dal canto mio, mi impegno sempre a dare il massimo in ogni situazione, perché sono una perfezionista e ci tengo affinché il risultato finale sia all’altezza delle aspettative, ma non sempre è possibile.

Come mi disse uno dei miei ex insegnanti tantissimi anni fa, non siamo macchine, ed è proprio vero: ci sono giorni in cui riesco a essere performante, ma ci sono anche giorni in cui a livello fisico o psicologico non sono in forma e il risultato finale ne risente. Prima ancora che scoppiasse la pandemia di Covid-19, per esempio, a me e a moltissimi miei colleghi è capitato di dover fare dei turni di doppiaggio con il raffreddore o con il mal di gola per via delle consegne imminenti. L’alternativa, purtroppo, è essere sostituiti, perché nessuno è indispensabile. Sarebbe bello se questo aspetto del nostro lavoro venisse arginato sempre di più e potessimo tornare ad avere tempi di lavorazione più distesi.

  • Parlando di attualità, come è stato lavorare nel pieno di una pandemia di Coronavirus? Molti progetti immagino saranno stati rinviati. Come ti sei mossa lo scorso anno e come credi sarà il 2021?

Verso la fine di marzo dello scorso anno, ho avuto l’enorme sfortuna di prendere il Coronavirus, da cui sono guarita dopo quasi due mesi. Per fortuna non mi ha particolarmente debilitata a livello fisico, fatta eccezione per le prime due settimane in cui i sintomi sono stati molto accentuati, ma a livello psicologico mi ha inferto un duro colpo perché, non potendo uscire di casa finché non avessi ottenuto due tamponi negativi, per via delle consegne urgenti di alcuni progetti che avevo già iniziato o che avrei dovuto iniziare, ho perso molto lavoro a cui tenevo tantissimo.

Il caso ha voluto, però, che uno dei progetti che sono riuscita a non perdere, guarendo prima della deadline di consegna, sia stato proprio Hyrule Warriors: L’era della calamità. Zelda, che già era stata importante ai tempi di Breath of the Wild, è diventata un personaggio ancora più significativo, per me, perché le ho prestato la voce in un momento molto delicato della mia vita: nonostante non fossi più infetta, mi sentivo ancora molto debilitata e la notte non riuscivo a dormire. Inoltre, essendo rimasta ferma per due mesi, avevo il terrore di non essere più in grado di doppiare e di non saper ritrovare una vocalità adatta per Zelda, ma le mie paure si sono dissipate non appena ho pronunciato la prima battuta. Zelda era sempre lì, e io con lei, e ho potuto contare sulla vicinanza di Jacopo Calatroni, uno dei miei più cari amici, che mi ha seguita per tutta la durata della lavorazione, facendomi sentire totalmente a mio agio.

Dopo essermi rimessa definitivamente in sesto, ho ripreso la mia attività a Roma, dove mi sono trasferita nel 2019 dopo circa dieci anni trascorsi a Milano. L’ambiente romano è molto più vasto e popolato rispetto a quello milanese: la concorrenza è tantissima ed è difficile che i direttori di doppiaggio si ricordino di chiunque chieda loro un provino. Essendomi trasferita da poco nella capitale, avevo il timore che la mia assenza prolungata avesse nullificato i miei sforzi, ma per fortuna non è stato così: ho potuto continuare a doppiare alcuni progetti per i quali era stato possibile aspettarmi, come ad esempio la soap opera “Sangre de mi Tierra”, e cercare di farmi conoscere, compatibilmente con il periodo estremamente complicato che stiamo vivendo.

Lavorare in piena pandemia, infatti, ha costretto gli studi di doppiaggio ad attuare dei protocolli di sicurezza che prevedono la convocazione di ogni professionista a orari ben precisi, la misurazione della sua temperatura all’ingresso e la sanificazione della sala dopo il suo passaggio. Di conseguenza, non è più possibile condividere il leggio con un altro collega, né tantomeno chiedere di poter sostenere un provino conoscitivo.

Nonostante questi ulteriori ostacoli, però, sto compiendo un percorso molto soddisfacente, che mi sta portando a incontrare persone nuove e a mettermi sempre più alla prova. Non mi sento di fare un pronostico su come si rivelerà questo 2021: a me basta poter continuare a svolgere il mestiere che amo… e non ammalarmi più, ovviamente!

  • Raccontaci una tua giornata lavorativa, come è strutturata? Quali sono i tuoi hobby nel tuo tempo libero? 

La giornata lavorativa di un doppiatore si divide in turni, ciascuno della durata di tre ore. Il primo turno va dalle 9:00/9:30 alle 12:00/12:30, il secondo inizia alle 13:30 e termina alle 16:30, mentre il terzo può iniziare alle 16:30 o alle 16:45, a discrezione degli studi di doppiaggio. Non è sempre detto che un doppiatore abbia tre turni tutti i giorni, e nemmeno che sia impegnato per tutte le tre ore che compongono un turno: a seconda della quantità di battute del proprio personaggio nel prodotto in lavorazione, si può essere effettivamente impegnati anche solo per mezz’ora. Mi è successo durante il doppiaggio della quarta stagione dell’Attacco dei Giganti, i cui episodi in italiano escono pochi giorni dopo la messa in onda giapponese: doppiando un solo episodio alla settimana, a volte io e i miei colleghi veniamo convocati anche solo per poche righe.

Ultimamente, non mi capita quasi mai di avere tre turni di fila. A causa della pandemia e dei set cinematografici ancora in gran parte fermi, c’è stato un drastico calo del lavoro. Ad ogni modo, quando ho un solo turno al giorno, preferisco che sia il primo, perché così posso fare colazione al bar. Nutro un amore sviscerato nei confronti del binomio cappuccino+cornetto!

Nel mio tempo libero adoro ascoltare la musica, leggere, dilettarmi nei giochi di intelligenza, guardare i miei youtubers preferiti e seguire gli anime: ho da poco recuperato tutte le stagioni dell’Attacco dei Giganti, mentre adesso sono passata a My Hero Academia.

  • Tra tutti i personaggi che hai doppiato c’è qualcuno in cui ti sei immedesimata maggiormente?

Sicuramente Hannah Baker di “Tredici”. Le sono molto legata, sia perché l’ho doppiata a cavallo tra il 2016 e il 2017, un periodo che ricordo con molto affetto, sia perché non ho potuto fare a meno di rispecchiarmi in lei. Pure io sono stata vittima di bullismo alle superiori e per quanto, col passare degli anni, io stia gradualmente riuscendo a lasciarmi scivolare addosso i giudizi altrui, certi traumi sono piuttosto difficili da superare. Per questo, prestandole la voce nelle scene in cui veniva derisa da tutta la scuola e abbandonata dai suoi più cari amici, ho sentito una fortissima stretta al cuore. È stato come se avessi rivissuto quegli anni e se una ferita che credevo cicatrizzata si fosse riaperta.

  • Ultima domanda! La più importante! Programmi per il futuro? Ovviamente so già che non posso chiederti se stai doppiando The Legend of Zelda: Breath of the Wild 2, ma colgo l’occasione a nome di tutto lo staff di Nintendo Player di ringraziarti per aver partecipato a questa intervista. In bocca al lupo per tutto!

Fino a qualche anno fa, ero solita redigere una lista di traguardi da raggiungere, ma mi sono accorta che era completamente inutile perché non riuscivo a realizzarne neanche la metà, quindi ho smesso. Per il futuro, mi sono ripromessa di non crogiolarmi più nel passato e di non preoccuparmi troppo per ciò che deve ancora succedere. Voglio vivere alla giornata e basta, sperando di poter continuare a svolgere il mio lavoro e di migliorarmi come professionista e come persona.

Grazie a voi per l’invito, è stato un piacere!

Crepi il lupo! O viva, che dir si voglia. 

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